sabato 8 ottobre 2005

15 ottobre 2017

15/10/2017


Ciao C.


Forse ti starai chiedendo perché ti scrivo questa lettera. Sono passati dodici anni dall'ultima volta che ci siamo scritti: ogni giorno, per più di due anni, erano decine di e-mail fra noi, salvo qualche breve periodo di lontananza.


Ci sono stati momenti di crisi, di profonda incomprensione, incazzature. Ma ci sono stati lunghi periodi di pace, di buon accordo, perfino di amicizia.


Lo dico qui, perché dopo aver letto queste mie parole la penserai diversamente. Non sono parole da amico, quelle che ti sto per dire. Ma neanche da nemico.


Il fatto è che ti ho amato come nessun'altra donna in vita mia. E un sentimento così non finisce in un lampo: semplicemente, non finisce.


Ti ho sognata nella maniera più dolce e appassionata. Diresti che ti ho sognata come non sei, ci scommetto. Ma è proprio questo che non sono riuscito a farti capire. Con la forza del mio amore ho avuto la presunzione di trasformarti in quello che forse non sei, ma che avresti potuto essere. Mi piaceva immaginarmi accoccolato sulla tua pancia a succhiarti dolcemente e crudelmente il seno, come un bambino che assapora il dolce nettare che sgorga dal seno della mamma. Mi piaceva pensare che avrei potuto darti il doppio dell'immenso affetto che desideravi. Avrei potuto massaggiarti quando riposavi dalle fatiche della palestra. Ti avrei osservato danzare a piedi nudi nella penombra della stanza, al ritmo della tua musica preferita. Avrei tuffato i miei occhi nel dolce e aspro colore dei tuoi, ipnotizzandoti d'amore.


Non hai voluto accettare tutto questo. Peggio, non hai voluto capire. Colpa mia, forse, che non ho saputo prendere decisioni diverse da quelle che ho preso.


Oggi i miei figli sono tutti maggiorenni, ed io vivo da solo in un piccolo appartamento mezzo vuoto. E' giusto che sia così, ma è troppo tardi: troppo tardi per ritrovare il mio giusto equilibrio sentimentale, troppo tardi per "rifarmi una vita", troppo tardi per pensare a qualsiasi cosa che non sia semplicemente me stesso, le mie necessità quotidiane, i miei malanni. E qualche piccola distrazione, come la lettura e la musica. Ricordi quante parole abbiamo speso per raccontarci le nostre diverse passioni musicali ? Anche le letture, ma un po' meno. Chissà se poi hai portato a termine quel tuo progetto di coreografia, quel balletto di cui mi mandasti anche una foto. Chissà se alla fine hai trovato quella serenità di sentimenti che disperatamente cercavi, con qualcuno. Non riesco a immaginarti, o forse non voglio più.


Chiudo questa mia inutile ultima lettera mandandoti un caro pensiero, anche se credo che mi odierai più di prima: col tempo, forse, le mie parole ti saranno più comprensibili. Chissà dov'è finito il robottino che ti diedi quel giorno alla stazione ...


Non mi vergogno di firmarmi con una lacrima,


tuo

C.

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