venerdì 11 novembre 2005

Luci a San Siro

E invece, la vita ... la normalità ... scrivi, scrivi, scrivi ... non resta altro che un fiume di parole, che una volta ci univa, e adesso ci ha divisi per sempre.


O forse sono io che non ho capito niente. E come nelle nostre infinite discussioni, "lei" aveva già capito tutto, aveva trovato l'unica strada "giusta", perché era l'unica percorribile. Ma io volevo viverli, quei sentimenti, volevo buttarmi e rischiare ... volevo soprattutto stare con "lei", solo con "lei", volevo impararla a memoria, e poi fingere di dimenticarla, e studiarla di nuovo, centimentro per centimetro, e mangiarla, a piccoli morsi, amare tutto il suo "sapore", quello vero, interno, della sua anima, che forse neanche "lei" conosceva.


E invece ero il suo giullare di tastiera e video, la spalla virtuale delle sue avventure e delusioni, a volte lo specchio dei suoi sogni: non mi bastava tutto questo ? Era già un miracolo. Non mi bastava. Volevo andare fino in fondo, volevo entrare in questo sogno e viverlo, senza sognarlo come in uno specchio rotto, ché con i cocci dello specchio ci si taglia, e poi porta sfortuna. Testardo. E cieco. E folle. Mi son tuffato nello specchio. Si è rotto. Ci siamo fatti male. Che importa io ! Le ho fatto male: solo questo importa. E come un assassino mi sono allontanato da luogo del delitto: senza correre, senza un fiato, come se non fosse successo niente. E adesso è tutto finito. Non ricordo più il suo dolce viso, non rivedo più il suo stupendo corpo, i suoi occhi magnetici, non sento più la sua voce vellutata che tante volte mi ha stregato, non ricordo neanche il sottile profumo dei capelli suoi, che non ho mai bagnato di lacrime, come avrei voluto ...


E' come se mi fossi appena svegliato da un sogno, dal più bel sogno della mia vita ... e non c'è più il sogno, resta la vita.


"Luci a San Siro" non ne accenderanno più ...

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