lunedì 8 maggio 2006

La bella addormentata nel parcheggio - capitolo 2

Non avrebbe mai ritenuto la bambina colpevole della sua infelicità: aveva inseguito quel sogno per lunghi anni della sua vita, e quando in quel prontosoccorso le avevano detto che ... Quando, protetta solo da un bianco separè da prontosoccorso, il medico (era giovane, e sorrideva) le aveva detto, avvicinandosi confidenzialmente, ma con la voce non tanto bassa: "Signora, non si preoccupi, va tutto bene ! Il feto è vivo e vitale". Il feto ? aveva pensato - quale feto ? Fu quel giorno che scoprì di essere incinta. Mille pensieri frullarono improvvisamente nella sua testa. Tornò a casa sulle sue gambe, anzi su un vecchio taxi che qualcuno le aveva fatto chiamare. Come aveva fatto - pensava - a restare svenuta in quel parcheggio tutto il pomeriggio e tutta la notte senza che nessuno si accorgesse ... be', da un lato, meno male ! Ora però era arrivato il momento di pensare al bambino che stava arrivando. Certo, non era stata mai fortunata con gli uomini: troppo interessati alla sua soprannaturale bellezza, troppo attratti materialmente e troppo poco legati a lei per rendersi conto che dentro quel corpo meravigliosamente femminile albergava un'intelligenza sottile, una sensibilità straordinaria e soprattutto una capacità di sognare sogni divini, scenari da favola fatta realtà.


Dentro quella realtà desiderata con tratti di favola a lei piaceva vivere, sognando ad occhi aperti ogni minuto in cui non era banalmente occupata a preoccuparsi della sopravvivenza quotidiana e di tutte le piccole grandi magagne di un mondo imperfetto, troppo imperfetto per essere vero o anche soltanto sopportabile. Così lo vedeva, così ne soffriva. Compresi i suoi uomini: non avrebbe certo voluto cambiarne così tanti. Aveva ormai smesso di chiedersi perché il Principe Azzurro non si fosse ancora fatto vivo: chissà dov'era lontano, invischiato in chissà quale stupida battaglia che lo teneva al di fuori della sua vita, ancora per chissà quanto tempo ! Credeva ogni tanto di averlo intravisto, in questo o quel ragazzo che la corteggiava. Anche perché, ad essere ragazzo, a meno di avere una forte volontà ed essere fortemente impegnato in un solido legame altrove, non era certo difficile aver voglia di corteggiarla. Molto contava l'aspetto fisico, ma anche il comportamento, il modo di muoversi e di parlare, specialmente con le persone conosciute da poco.


Quell'uomo, invece, non era uno conosciuto da poco. Per lungo tempo avevano lavorato fianco a fianco, ma erano rimasti soltanto buoni amici. Non riusciva neanche a ricordare il momento esatto in cui ... A parte questo, le cose erano andate bene per un po', fino a quando non si trattò di decidere se andare a vivere insieme, magari sposarsi. Avevano fatto lunghi discorsi, entrambi, tutti estremanente razionali e tutti abbastanza concordi: avrebbero cominciato a convivere, ma nel frattempo avrebbero fatto tutto il necessario per arrivare ragionevolmente presto al matrimonio. Sembrava tutto così tranquillo.


"Mamma, è pronto l'amburgher ? Ho fame !" La voce dolce e squillante di Chiara arrivò ad interrompere il corso dei suoi pensieri, facendola precipitare senza paracadute nella realtà quotidiana, cruda, reale fino alla nausea. "Fra poco, fra poco" rispose ancora un po' assorta. E cominciò a spadellare in cucina.

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