mercoledì 17 gennaio 2007

Di quella malattia

Spinge, sai, per uscire,
ma non so dove,
in questi vialetti
un po' alberati,
pieni di foglie morte
a far da tappeto
a quelle foglie vive,
rimaste lassù
aggrappate ai rami
nonostante
il vento.

Se ne va, attraversa
quel po' di me stesso
che ancora sento,
e riconosco la voce,
il suono,
l'urlo,
eco di tuono.

Come fu un tempo,
quand'ero
forse più vero,
certo più sincero:
a fiumi scorreva
questo sangue
e altro sangue
a lettere, a parole,
con una voce
che non avevo
bisogno di impostare.

Era leggibile,
forte, autorevole.

Come se scrivere fosse un difetto,
o un sintomo di quella malattia
che chiamo: vivere.