martedì 4 settembre 2007

Troppi uomini fra noi

Siedo nel solito bar affollato di gente che non conosco e non voglio conoscere.

Tavolino nell'angolo, un po' in penombra. La birra si intiepidisce lentamente, sudando. C'è rumore di gente che parla: nei locali affollati, quando qualcuno parla, cerca di alzare la voce sopra il rumore di fondo, e contribuisce ad alzare ancora il volume del rumore di fondo.

Tutto questo rumore non disturba i miei pensieri. Ci sei tu nei miei pensieri. Chissà dove sei, adesso. Che fai. A chi pensi. Se pensi a qualcuno, o magari ci stai parlando.

Bevo un altro sorso di birra, ormai freschina. Nessun rumore disturba la mia serata. Che poi. Ci sono volte in cui vorrei solo nascondermi, anche a me stesso. Ma infine che cosa pretendo ? Perché sono sempre così esigente, prima con me stesso e poi anche con gli altri ? Quelli non capiscono.

Un altro sorso. Quasi calda, sta birra. Tutto il tempo passato insieme riempie la mia mente. Sei qui, seduta sulle mie ginocchia. Sei qui, come un pensiero immerso nei miei pensieri.

Lascio un dito di birra ormai calda in fondo al boccale e quattro monete sopra il conto. Mi alzo e me ne vado. Fa fresco, fuori.

E non ci sono uomini, fra noi.

2 commenti:

dipcadeave ha detto...

tristezza in fondo ad un boccale di birra..

Polikwaptiwa ha detto...

e sì che ne hai scritti di scritti, ma questo è da dipingere per quanto è bello. atmosfera, stati d'animo, percezioni, la mente, il cuore. un grandangolo d'autore. ti lascio qui un altro angolo in cui la birra ricopre di sorrisi :))


disegnami passi d’amore

se stasera il cerchio verde mi chiama


stasera è la stessa sera

di quando i boccali di birra

al Boar’s Head Pub, la schiuma ballava

al soffitto come pioggia stappata dai vetri

dell’alba in agguato

sui voli, scie di seta delle gabbianelle


e non c’era un posto in tutta l’isola

che quella notte solo quella notte era bella

di un bacio e di luce il calice, ranuncolo

raccolto tra i capelli ti amo


saltelli e tamburelli vegliano sentieri

fino al mare delle lanterne stanche

barche alla deriva

tornano a lambire schegge di sogni

tra le mie braccia le onde d’angora


così il mondo senza soste, allegro

in grandi cuori quella volta che avevo

d’intorno Dublino a scandire tempo per ogni anima

e d’ogni nome alla mia terra

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