venerdì 11 aprile 2008

Il dono indesiderato

Non l'ho chiesto io: è l'unica cosa che so di sicuro.

All'inizio, tutto era strano, nuovo, diverso. Poi cominciò ad avere il sapore del già sentito.

Più passava il tempo e più le cose si facevano complicate, ingarbugliate: come quando si cerca di sciogliere un nodo e invece si finisce per stringerlo ancora di più.

Più passavano le stagioni e più diventava pesante fare qualsiasi cosa, anche la più spicciola.

C'è un presente, prima di qualsiasi futuro. E c'è un passato, dietro ad ogni presente, che gli impedisce di essere diverso da com'è.

E dopo aver compiuto lo stesso errore, quello di averla data a chi non l'aveva chiesta, sono sempre più sicuro di non averla chiesta, la vita.

3 commenti:

utente anonimo ha detto...

quel che però ci fa pensare e rimanere

è che nessuno l'ha chiesta e siamo proprio tanti, allora la vita è vita

perché altrimenti "non è"

h2no3 ha detto...

@anonimo: non confondiamo quantità ("siamo proprio in tanti") con qualità...

utente anonimo ha detto...

all'anonimo: la mia affermazione riguarda il fatto che nessuno di noi, tutti quindi, ha scelto di nascere, mentre tutti sciegliamo di vivere dopo, perché?

La qualità della vita, dipende da cosa intendi per qualità. Io mi riferisco al senso della vita che è dentro di noi...

perché poi la qualità esteriore, ancora, non è decisa da noi singoli individui ma imposta dai modelli sociali che siamo costretti ad affrontare. E i modelli sociali, quelli si che li creaiamo noi....

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