giovedì 24 settembre 2015

La mirabile historia della Regina degli Ivi e del suo Augusto Ginocchio.


La mirabile historia della Regina degli Ivi e del suo Augusto Ginocchio.
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Quello degli Ivi è un popolo molto fiero, che è convinto di stare chissà dove, ma si trova solo ivi, appunto. Ogni tanto fa qualche guerra con gli Altrovi, ma è sostanzialmente pacifico. La sua Regina è deliziosa, ma per conoscerla bisogna andarla a trovare ivi.

Il Menestrello degli Ivi racconta la fabulosa storia dell'Augusto Ginocchio.

Adorabile Sovrana, amato popolo, eccoci dunque a raccontar dell'Augusto Ginocchio, delle strabilianti magie da Esso profuse e di altre maraviglie.
Consentitemi allora di appellare Augusto la suddetta parte del Tutto che ogni dì ci onora con la sua Risplendente Luce.

Ci fu un tempo in cui la nostra Ineffabile e sempre Amata svolazzava leggiadra per le vie del nostro Regno, senza preveder ciò che molto tempo appresso accadde. Ella amava saltellare e danzare, allietando il Suo popolo con la visione di prodezze di agilità e robustezza.

Ma un giorno, un brutto giorno, atterrando da uno dei legiadri volteggi, si udì un "crac"! Sacrilegio! chi o che cosa poteva interrompere le regali evoluzioni?

E furono consulti, e petizioni ai più alti luminari della scienza, per tentar di capire e di riportare Sua Maestà all'usato sollazzo.
In questa confusione, però, non ci si accorse che l'Augusto ginocchio cominciava a dar segno di sé, con magie e prodigi inaspettati e fantastici...

Dicevamo: Augusto cominciò quasi in sordina a compiere gesta che destarono maraviglia, in prima persona nella sua ineffabile Proprietaria.
Una notte, si circondò di luce azzurrina, provocando alla Regina stupore e spavento. In seguito, si scoprì che, ogni volta che veniva scoperto, assumeva quella tale aura azzurrina e produceva effetti assai benefici in chi (anche senza volerlo) si trovasse nelle sue vicinanze. Per non parlare dei veri e propri prodigi nel caso di contatto (immaginiamo accidentale, considerata la sovranità di Chi lo deteneva).

La Regina, che era persona riservata ma generosa, ebbe un'idea: un giorno della settimana (crediamo di ricordare che fosse mercoledì, senza un motivo apparente), Ella sedeva nel trono della Sala Grande, e concedeva la vista e la vicinanza dell'Augusto ginocchio alla folla di sudditi adoranti che per tale occasione si radunavano a centinaia.

Naturalmente, l'appropinquarsi della folla era talmente tumultuoso da dover essere regolato da numerose Guardie Reali. Solo ad alcuni nobili, o a sudditi con situazioni particolarmente difficili era riservato il privilegio di un breve contatto con l'Augusto.

Tutto sembrava scorrere per il meglio, con il popolo degli Ivi, ricordiamolo, sempre più affezionato alla sua adorabile Maestà Reale, ma... ma...

Accadde un fatto assai strano, e ancora oggi se ne parla (sottovoce) fra gli Ivi, interrogando chi era presente all'avvenimento.

Quel mercoledì era una bella giornata, piena di sole, anche se ormai la stagione fredda stava prendendo il sopravvento nel Regno degli Ivi.

Improvvisamente, si udì da lontano rumore di un cavallo al galoppo, che si approssimava vieppiù. Il popolo radunato nella Sala Grande trattenne il respiro, e si fece da parte quando Lo vide.
Il Cavaliere Solitario apparve in controluce, trattenendo il suo nero destriero luccicante, nello spazio del grande portone, colmandolo con la sua imponente figura.

Lesto smontò di sella e si appropinquò al Trono, dove la Regina sedeva immobile, solo impercettibilmente impallidita per il subitaneo e inatteso evento a cui stava pubblicamente assistendo.
Giunto che fu ai piedi del Trono, il Cavaliere Solitario si tolse il piumato cappello, fece un profondo inchino e pronunciò le seguenti parole, all'indirizzo della sbalordita Regina:
"O mia adorata Sovrana, vogliate accogliere la visita di questo Vostro umile suddito, giunto da lontano per onorarVi e onorarsi della Vostra proverbiale benevolenza! Altro non chiedo che poter toccare l'Augusto Ginocchio, sì come ad altri fu concesso prima di me. Ne ho motivo, anche se non ritengo opportuno palesarlo in pubblico. Vi prego."

"Alzatevi, messere" disse la Regina, con la voce solo impercettibilmente incrinata dall'emozione "avvicinatevi dunque e portate a compimento questo Vostro desiderio. E che la magia che tutti ormai conosciamo Vi sia propizia!"

A queste parole, il Cavaliere Solitario si alzò e si inginocchiò di nuovo, questa volta molto più vicino all'Augusto Ginocchio. E poi fece quel gesto che alcuni videro e molti credettero di vedere e indovinarono.

Egli diede un lungo e appassionato bacio all'Augusto, così senza pudore e qualcuno disse senza velleità alcuna...

Terminato che ebbe, senza proferir verbo, si alzò, fece un altro inchino, si calò il cappello fin sugli occhi, rimontò a cavallo e sparì nel tramonto.

Inutile dire che la Regina era rimasta senza fiato, non avendo avuto neanche il tempo di rendersi conto dell'accaduto, e fu presa da sentimenti forti e contrastanti.
Ma essendo comunque Sovrana, in un guizzo di sovranità ordinò che si sciogliesse l'adunata e si ritirò nelle sue stanze. Qualcuno riferisce di aver notato gli occhi leggermente e sovranamente umidi, ma forse esagera: non sono perscrutabili al volgo le emozioni di cotanta Sovrana.

Passarono i giorni, ma la Regina non si faceva quasi più vedere in pubblico. Passarono le settimane, e il mercoledì divenne il giorno più triste di tutti, perché sembrava che le consuete udienze in Sala Grande non dovessero riprendere mai più. Quando invece...

Un bel giorno, ci sembra fosse proprio un mercoledì, la Regina ordinò: "Riaprite la Sala Grande! devo parlare al mio popolo!"

Ella si preparò accuratamente per l'occasione, vestendo gli abiti più preziosi, indossando persino -cosa che faceva raramente- la splendida corona d'oro ornata di gemme favolose, e così comparve al popolo che, ansioso, si era radunato nella Sala Grande.

Con passi lenti e misurati Ella raggiunse il Trono, si accomodò e iniziò a parlare:
"Carissimi sudditi, Ivi che sempre albergate nel mio cuore, devo darvi una bella notizia. Il nostro Augusto Ginocchio è perfettamente guarito! indi, potremo tornare ad allietare le nostre giornate con i consueti balli, salti e ghiribizzi, che ben conoscete! In questi giorni abbiamo seguito un preciso programma di riabilitazione motoria a questo scopo. GAUDEAMUS IGITUR!". Inutile dire quale fu la reazione del popolo a cotanto nunzio.

Furono proclamati giorni e giorni di festeggiamenti, con banchetti e libagioni, e -neanche a dirlo- canti e balli per tutti gli Ivi. Il mercoledì fu dichiarato Augusto e Fausto Giorno della Settimana degli Ivi.

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