martedì 1 febbraio 2011

Visioni d'infanzia

Dalla finestra di casa di nonna si vedevano i lavori di costruzione di un palazzo. Scavatrici e ruspe facevano un buco grande, rettangolare, nel terreno. Camion andavano e venivano, portando via la terra. Ogni camion era riempito in cinque minuti circa, poi lasciava il posto al successivo.


In seguito altri macchinari scavavano altri buchi, piccoli e profondi. Per le fondamenta, mi dissero.


Dopo un po' di giorni cominciavano i lavori col cemento. Grosse betoniere versavano quella specie di fluido grigiastro dentro un imbuto, e poi un meccanismo, una specie di pompa, portava il cemento dentro le forme di legno che erano state costruite. Passavo le giornate ad osservare gli operai che costruivano quelle forme, che avrebbero dato vita a pilastri, traverse e altri pezzi di cemento.


Quando il cemento si era solidificato, gli operai si davano da fare per distruggere le loro magnifiche opere in legno. Era arrivato il momento dei mattoni. Grandi camion di mattoni lasciavano il loro carico, ancora impacchettato, sul terreno, e la gru sollevava e trasportava pacchi di mattoni là dove servivano. Opportunamente sistemati, quei mattoni diventavano muri e solette per pavimenti, appoggiandosi al cemento appena costruito.


Non vidi le fasi successive della costruzione di quel palazzo, e forse non riconobbi nemmeno il palazzo stesso, molti anni dopo. Ma quella costruzione è rimasta nella mia memoria come un bel ricordo infantile, un sogno, forse un'allegoria.

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