domenica 16 novembre 2008

13

Fior di cristallo fragile e forte,

tredici petali contano gli anni.


Oggi quattordici dolci farfalle

sulla tua fronte piano si posano:

fior di cristallo fragile e bello.

sabato 15 novembre 2008

Usto

Piove sul giusto e sull'ingiusto,

piove in quel luogo angusto,

piove sull'arbusto

cresciuto con dubbio gusto,

piove sul suo esile fusto.


Piove in un mondo vetusto,

piove nel giardino di Augusto

piove sopra quel busto

piove nell'arsizio incombusto.


Piove e non mi frusto.

martedì 11 novembre 2008

Rette parallele

Solo l'infinito sa

del nostro incontro,

di quel nostro

sorriderci contro.


E l'infinito aspetta,

aspetterà all'infinito

che il parallelismo

della ragione ceda

alle ragioni dell'amore.


E quella foto che voleva

fermarci in un attimo

aspetterà un altro attimo,

un sospiro non espresso

come quel caffè bollente

come l'aria di terra e di mare

come lasciarsi andare.


Solo l'infinito sa

misurare le distanze

di quel nostro

calamitarci dentro.

domenica 9 novembre 2008

Coperta

Resto nel mio tramonto

come sospeso

fra le cime degli alberi ed il cielo

senza aspettar la notte

col sorriso di un bimbo

a farmi da coperta.

venerdì 7 novembre 2008

Scusami

Sono a casa dopo una delle mie solite giornate. Mi sento stanco, ma non fisicamente. Stanco di questo niente, di questa strada in salita che non porta da nessuna parte e non dà niente. Scusami. Forse eri a cena ...


Da qualche parte nel mondo, qualcuno mi scrive "ti amo", più volte al giorno. Scusami se non ti rispondo con le stesse esatte parole.


Niente dà niente, ma ognuno di noi dà a qualcuno. Scusami, spengo il bluetooth. Le microonde mi cuociono il cranio. Non che ci sia qualcosa rimasto, là dentro. L'eco di quello che c'era una volta.


Scusami. Continuo a ripeterlo, come se fosse un motivo, una scusa. Vorrei andare avanti, almeno di un passo. E invece passo giornate e giornate aspettando. Godot non arriva. Non so, non ricordo nemmeno che cosa voleva, che cosa volevo.


Scusami. Scrivo le solite cose, usando un linguaggio retrivo. Non sono "abbronzato", né giovane e bello, non sono un grande scrittore affermato. Non parlo come uno di quei poeti cosiddetti, che piacciono tanto agli addetti.


Sono molto testardo, lo sai, e scusami se a questo punto chiudo con una frase che adoro, a tutti e a nessuno diretta: "baciatemi il culo !".

domenica 2 novembre 2008

Falce di luna crescente

Stava lì,

appoggiata alle nuvole,

con quella stellina

che le teneva il posto.

venerdì 31 ottobre 2008

Moby Dick

Il mare è calmo stanotte: guardo riflesse nell'acqua mille piccole stelle e il bagliore più grande. Nulla è perfettamente geometrico, qua. O forse obbedisce a leggi di un'altra geometria, apparentemente mutevole, come quella del cuore. La mente, volendo rincorrere i dettagli, spesso perde l'essenziale. Il cuore può essere confuso, a volte, offuscato, ma quando vede chiaramente, sa.


Non dovrei starmene qui fra queste onde, stanotte no. Lontano, una striscia di terra disegna nero un orizzonte più alto, misterioso, irraggiungibile. Mi giro verso il mare aperto: non ha sorprese, lui. Non per me che lo conosco bene. L'ho navigato nelle parti più fredde, fra i ghiacci sempre diversi eppure perenni. Ho nuotato in acque più calde, durante interminabili giorni luminosi, seguiti da brevi notti non troppo scure. Non come stanotte.


Il cuore mi dice "allontànati", la mente invece galleggia sul mare, ipnotico amico di sempre. Il cuore ogni tanto accelera un po', ad ogni soffio di vento. Rimango ancora un po' qui, soltanto un minuto, un altro lunghissimo eterno minuto. "Allontanati": non ne ho voglia. Come se "aver voglia" portasse con sé qualche senso. Onde, luna, stelle, vento, mare mare mare.


"Allontanati": non serve fuggire ai propri fantasmi. Così spesso ho immaginato di abbandonarli laggiù, sulla terra lontana ma sempre presente, invisibile e poi riemersa come un rimpianto di vita perduta per sempre.


Stanotte non sommergerò la mia voglia di "ancora", il senso del fluire continuo dei battiti: aspetto. Niente e nessuno, aspetto. Io e me che finalmente si ricongiungano in un punto invisibile dell'universo, aspetto.


Silenzio. Piccoli noti rumori: le onde, il vento, le onde. Improvviso un ritmo trattenuto, un balzo di corsa del cuore, la barca. M'immergo. La fiocina sibila spezzando l'aria, perfora l'inutile schermo dell'acqua, s'infilza. AH ! Giù, giù, svelto ! "Allontanati". Si tinge di rosso quel mare di cui tante volte ho ammirato i riflessi. M'acceca, mi toglie le forze. Giù, giù, allontanati ! Mi manca il respiro. Cercando l'inganno inverto la rotta, risalgo. Colpo di coda. La barca va in pezzi. Respiro. Ancora quel sibilo. AHI ! Un altro colpo. Allontanati: sempre più debole l'urlo del cuore, la mente ormai si confonde. Il mare, le stelle, la luna, le onde e quel vento... La vita in un soffio si spegne.


La terra riappare, lontana e beffarda: stavolta mi ha vinto.