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lunedì 20 aprile 2020

Piove




domenica 30 ottobre 2011

Una pioggia sottile

Eravamo usciti perché in quella casa cominciava a mancarci l'aria. Pasquale camminava restando un po' indietro, ogni tanto parlava. Era di poche parole, Pasquale, detto Lillino, ma di solito era un ragazzo allegro.

Cominciò a piovere, e forse fu un bene. Le lacrime sue non si vedevano più, le mie dovevano forse ancora arrivare. Girammo a vuoto per il quartiere vuoto. Non ci sembrava più lo stesso, ora che zio era morto. Ci lasciammo inzuppare dalla pioggia che scendeva sottile, come il male di vivere.

giovedì 27 aprile 2006

Umidità / Asciutto

Acqua invisibile

porta dolori

insistenti

come perduti amori.


Vecchia inquietudine

porta ricordi

trasparenti

come sottili dolori.


Umidità.



Sorsi assenti,

sete di umidità:

aridi gli occhi

come un cuore incastonato

in fredda pietra.


Nuova inquietudine,

ricordi lontani amori

come, ormai, secchi dolori.


Asciutto.


scritta a 4 mani con Carmen

giovedì 22 dicembre 2005

Nebbia

Mario s'infilò il giaccone, come faceva di solito tutte le notti alle 2.30 alla fine del suo turno di guardiano al deposito, e uscì. Era una nottata serena e fredda. Cumuli di vapore si alzavano all'orizzonte, nella zona delle fabbriche. Salì in macchina, avviò il motore e, dopo un breve tratto di quelle stradine che correvano fra un capannone e l'altro, si buttò sulla Statale 11. Poche auto a quell'ora sfrecciavano via, quasi avessero fretta di togliersi da quella strada stretta e pericolosa. I fari bianchi di quelle che venivano in senso inverso abbagliavano svelti la vista, per poi andare a perdersi nel buio. Neanche il vocìo di una radio a tenere compagnia ai suoi pensieri notturni. Chissà perché, gli ritornò in mente quel passo de "La fattoria degli animali" di Orwell, che aveva da poco finito di leggere, durante una serie interminabile di notti insonni, di guardia a quello squallido deposito:



"L'uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio dà ad essi quel minimo che impedisca loro di morir di fame e tiene il resto per sé".



"Certo" pensava "e allora i lupi ? Che cosa danno in cambio i lupi ? Niente, così come tutti gli altri predatori. E le mosche ? Sono cibo per le rondini ... E le zanzare ? E i virus, allora ? Non tutti gli esseri viventi rispondono a questo criterio di 'dare-e-avere' ... E che dire dei vegetali, usati da tutti, anche dai vegetariani intransigenti, come risorsa alimentare ? Non sono forse anche loro esseri viventi ? Forse non provano orrore per la loro uccisione, o forse siamo noi stupidi umani a non riuscire a vederlo ...". Una macchina che proveniva nell'altro senso abbagliò coi suoi fari per un istante ... Poi ... Nebbia ! Un banco di nebbia avvolse all'improvviso tutto quanto: e non ci furono più neri campi ad inghiottire lo sguardo perso nella notte, non ci fu più asfalto, né rassicuranti strisce bianche o gialle a fare da impalpabili rotaie per quel percorso noioso e faticoso al tempo stesso. Mario non riusciva più a vedere neanche il cofano della macchina. Istintivamente frenò, ma piano, ché se ci fosse stata un'auto dietro, non lo avrebbe visto in tempo. Consapevole che ormai per il suo viaggio verso casa avrebbe impiegato molto più del solito, riprese il corso interrotto dei pensieri. "E poi l'errore di Orwell fu di paragonare il rapporto di sfruttamento fra animali ed esseri umani allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che fu il punto di partenza dell'analisi marxista. O forse questo fu (ed è) l'errore di chi legge Orwell un po' troppo alla lettera, senza un minimo di ..." Un grande bagliore invase all'improvviso il suo campo visivo, un clackson potente, come di un camion, poi un'ombra gigantesca si avventò su di lui, poi ...


***


Il Vice-Commissario La Porta sedeva nel suo ufficio, cercando di ingannare il tempo del suo turno di notte con una delle sue "buone letture", come era solito dire a quelli della sua squadra.


"Notte nebbiosa, notte insidiosa". I neo-proverbi del Vice-Commissario erano ormai divenuti ... proverbiali nella Caserma presso cui prestava servizio. Nessuno ci faceva più caso: al massimo una scrollatina di spalle, un sorriso di circostanza. Solo Gennaro, il più giovane, ogni tanto azzardava un complimento. "Dottò, ogni tanto ci vuole una perla di saggezza !" disse a quell'ennesima dimostrazione di buon senso in rima. Chissà quale casualità li aveva accomunati, quella notte, in quel turno.


Il Vice-Commissario sprofondò nuovamente nella lettura. All'improvviso arrivò una telefonata. Gennaro sembrò agitarsi più del solito, anche se di solito si agitava non poco per le telefonate "di emergenza".


"Dottore, dottore, c'è stato un incidente brutto ... vicino al ponte della Statale ... no, sotto ..."


"Calma, appuntato, manteniamo la calma !". La Porta sembrò riemergere dai flutti del libro in cui era sprofondato. Quasi senza parlare, seguendo una prassi ormai ben cosolidata, i due lasciarono la Caserma nelle mani all'altro appuntato e si precipitarono sulla Volante. Nonostante il nebbione, in pochi minuti erano sul luogo dell'incidente. Un TIR era precipitato giù dal ponte della Statale 11, trascinandosi appresso una macchina, che gli era finita sotto, sbriciolandosi. I due fecero i dovuti accertamenti, mentre nel frattempo arrivavano le Ambulanze. Il conducente del TIR fu portato via in pessime condizioni, mentre per l'unico occupante dell'auto non ci fu niente da fare.


I medici dell'Ambulanza e La Porta fecero solo in tempo a sentire le sue ultime, malcerte parole: "Animali ... sfruttati ... uomini ...". Tornato in Caserma, il Vice-Commissario archiviò il caso nel raccoglitore: "Incidenti causa Nebbia - SS.11". E riprese a leggere il suo libro, ripensando all'ultima frase di quel poveretto: "Anche qui parla di animali sfruttati dall'uomo ... che strana coincidenza !".

lunedì 19 dicembre 2005

Poesia

Poesia di una domenica fredda e assolata ...












lunedì 11 luglio 2005

L'amore non esiste

Era sceso sulla spiaggia molto presto, quella mattina. Faceva ancora un po' freddo: il vento di terra stava girando dal mare, e portava strani odori, come di erbe, di alghe. Si avviò verso nord, il mare alla sua sinistra, il promontorio di fronte, ancora avvolto nella sua foschia. Indossava una maglietta e un paio di pantaloncini corti, grigi. Sotto aveva il suo costume blu, uno slip fuori moda. Camminava svelto, senza prestare troppa attenzione alle cose che lo circondavano, ai rumori, a tutto quello che passava oltre. Ogni tanto un gabbiano lanciava il suo grido acuto, ogni tanto qualcosa si muoveva nella sabbia. Piccole tracce di vita in un paesaggio senza vita.

Chissà come, gli venne di pensare all'anima. E con l'anima i suoi pensieri scivolarono nel passato.


La sua "anima gemella" l'aveva davvero conosciuta, molti anni prima, in quella specie di paradiso terrestre dove aveva lavorato: si chiamava Rosalia, e veniva da lontano, da un paesino pugliese di tradizioni albanesi (almeno, questo lei gli aveva raccontato). Erano stati bene insieme: non c'era bisogno quasi di parlare, fra loro. Ogni cosa che uno dei due pensava o voleva, all'altro sembrava di saperla nel momento stesso in cui stava per essere espressa: come una continua telepatia. E la stessa cosa accadeva coi sentimenti. Tanto che fu lei a prenderlo per mano, una sera, e portarlo con sé per le strade semibuie e deserte, spiegandogli perché non poteva vivere con lui quell'amore che lui non aveva ancora avuto il coraggio di dichiararle. Lui aveva già capito, mentre lei parlava e tristemente ma affettuosamente dichiarava il suo "no". Definitivo come una pietra al collo. Pochi giorni dopo era il compleanno di Rosalia, e lui le regalò un bellissimo puzzle del loro segno zodiacale, con la dedica: "Così potrai divertirti a rimettere insieme i pezzi dell'Ariete". Lei ne fu molto contenta, tanto che gli diede, di nascosto, un bacio. Dopo qualche settimana lei andò a vivere in un altro posto, e si persero di vista.


Un'altra anima, questa volta un'anima dannata, l'aveva invece incontrata ancor prima, all'Università. Era appena arrivato a Milano e non conosceva ancora bene l'ambiente. Ai primi banchi, fra quelle altre "secchione" che prendevano freneticamente appunti, aveva notato una ragazza diversa, alta bionda, occhi azzurri, con una voce profonda (sembrava Patty Pravo), che la gang dei maschi che lui aveva cominciato a frequentare chiamava "Ezechiele Lupo". Si fece coraggio e diede un appuntamento a Ezechiele Lupo. La quale accettò. Fu un disastro. Riuscirono a fraintendere persino il luogo dell'appuntamento, e il giorno dopo si scagliarono l'uno contro l'altra in una furibonda litigata per i corridoi dell'Università. Fu l'inizio di una lunga storia, che sarebbe durata nove anni, fra momenti di intenso amore, terribili incomprensioni e litigate, indimenticabili incontri di sesso, e un matrimonio. Per fortuna, non ebbero figli.


Zwirna poteva invece metterla fra le "anime perse". Andava da lei quando aveva voglia di sentire la sua dolce voce, o semplicemente di stare in silenzio ad ammirare il suo bel profilo, il suo corpo snello, quasi senza seno, e i suoi occhi chiarissimi. Chissà perché lei si toglieva sempre le scarpe, quando era con lui. Forse era un'usanza delle donne ukraine. All'improvviso sparì dalla sua vita e non ne seppe più niente.


Immerso in questi pensieri, era già arrivato al promontorio. Cominciò a salire, per il sentiero che si arrampicava fra la macchia mediterranea. Terra e sassi presero il posto della sabbia, e ben presto i suoi sandali si rivelarono un vero impedimento al suo sudato procedere. Non pensava a tutto quello che si stava lasciando alle spalle. Guardava in alto, nel cielo. Non sentiva la fatica della camminata, né il dolore ai piedi. Come se lo aspettasse una mèta. Il ronzio lontano di un aereo lo distrasse per un attimo.


"L'amore non esiste" continuava a ripetere dentro di sé. "Se esistesse, ne avrei visto almeno un piccolo indizio, in tutta la mia vita. Da giovane, come tutti i giovani, speravo che l'amore avrebbe riscaldato i miei giorni. Quando diventai più grande, nonostante avessi ormai accumulato parecchie delusioni, speravo ancora di poterlo incontrare. Una sera, alla festa di Luigi, credetti che l'amore fosse finalmente entrato a dar fuoco alla mia vita: quando ormai non me lo aspettavo più". Continuava a camminare, con passi svelti, quasi feroci, incurante della strada che continuava a salire. "Chissà perché proprio lei doveva mentire. Perché avrebbe poi rinnegato tutto l'amore dichiarato, di cui mi aveva a fatica convinto. Io scettico. Io cieco. Prima, durante e dopo".


Arrivò a quella svolta, salì in cima alla roccia. Quante volte si era rifugiato lassù, da solo, coi suoi pensieri: il mare si apriva là sotto, il rumore delle onde non riusciva a sentirlo, ma vedeva la bianca schiuma formare strane geometrie sull'acqua. Guardò un'ultima volta il cielo, non esitò un istante e saltò giù.


Il giorno dopo trovarono il corpo di un uomo sulla cinquantina, sfracellato sulla scogliera: portava ancora indosso una maglietta, un paio di pantaloncini grigi e un costume blu, a slip, molto demodé. Nessun documento. In una tasca dei pantaloncini, solo un foglietto a quadretti su cui era scritta una strana frase: "L'amore non esiste".

domenica 1 maggio 2005

Maggio

Anche questo Aprile è passato, col suo "falso e vero verde" che tanto mi affascina e forse, come vorrei, mi rappresenta.


Mesi come fossero minuti. Attimi, come fossero una telefonata, rubata mentre lei a casa spreme le arance: sento il rumore in sottofondo. Già, i rumori durano lo spazio di un momento, ma alcune volte portano con sé ricordi che diventeranno eterni. Effimero immortale.


Arriva Maggio, con i suoi profumi, i suoi colori, Maggio che tutto travolge e tutto porta via con sé, Maggio che non guarda e ride, danzando, l'eterno rincorrersi di attimi appena soffiati, respirati, apparentemente uguali ma ogni anno più pesanti e duri, come una salita.


Che ne sa lei di che cosa si agita in un cuore che si dice fratello eppure soffre e a volte fa soffrire .. Come potrei spiegarle sentimenti e vanità, miserie e grandezza, le dolorose sconfitte di chi pure sa di essere il più forte, di fronte all'unico nemico che non si può battere: l'incomunicabilità.


Per sempre o mai più: mistero e dramma che ogni dì ci avvolge.

mercoledì 23 marzo 2005

Dialogo

Che fai lì sulla porta ? Non entri ? Ah, ho capito .. Quest'anno dici che nessuno ti ha invitata, perciò hai paura che ti possano mandare indietro .. Ma vaaaa ! qui ti stiamo aspettando tutti ansiosamente ! Non ne possiamo più di tosse, di influenza, di freddo e neve ! Come ? Vedi qualcuno che vorrebbe ricacciarti via ? Dev'essere qualcuno che non ha per niente a cuore il benessere della gente. Sta molto in alto ? Dove ? lassù ? Ah, no ! In alto, ma sempre fra gli uomini ... Digli che ha rotto sufficientemente .. gli ormeggi e che sarebbe ora che si togliesse di mezzo lui e tutti i suoi !

Allora, mia cara Primavera, che fai, non entri ?

lunedì 28 febbraio 2005

Un poeta

In onore di un poeta defunto.



...

Sei certa ed ingannevole, è vano ch'io ti cerchi,

ti persegua di là dai fortilizi,

dalle guglie riflesse negli asfalti,

nei luoghi ove l'amore non può giungere

né la dimenticanza di se stessi.

---

...

Mi trovo qui a questa età che sai,

né giovane né vecchio, attendo, guardo

questa vicissitudine sospesa;

non so più quel che volli o mi fu imposto,

entri nei miei pensieri e n'esci illesa.



Tutto l'altro che deve essere è ancora,

il fiume scorre, la campagna varia,

grandina, spiove, qualche cane latra

esce la luna, niente si riscuote,

niente dal lungo sonno avventuroso.

lunedì 21 febbraio 2005

Il falso e vero verde


Chi piange? Chi frusta i cavalli nell'aria

rossa? Ci fermeremo a questa riva

lungo le catene d'erba e tu amore

non portarmi davanti a quello specchio

infinito: vi si guardano dentro ragazzi

che cantano e alberi altissimi e acque.

Chi piange? Io no, credimi: sui fiumi

corrono esasperati schiocchi d'una frusta,

i cavalli cupi i lampi di zolfo.

Io no, la mia razza ha coltelli

che ardono e lune e ferite che bruciano.

venerdì 18 febbraio 2005

Il pescatore




e aveva un solco lungo il viso,
come una specie di sorriso

lunedì 7 febbraio 2005

Sole

Il sole ci riscalda e cerca di darci un motivo per non sentirci tristi.

martedì 21 dicembre 2004

Un raggio

Basta un raggio di sole a tenere viva una piccola pianta anche durante un rigido inverno.

Oggi c'è il sole, e sono contento.

Il resto non conta, magari non esiste ...

venerdì 17 dicembre 2004

Sally can wait





Slip inside the eye of your mind
Don't you know you might find
A better place to play
...
I'm gonna start a revolution from my bed
'Cuz you said the brains I had went to my head
...

Davvero, oggi Sally can wait: ero stato invitato alla festa per i 150 anni del mio liceo, ma .. ho preferito lasciare i ricordi al loro posto.

E poi piove, e sono di cattivo umore ..

mercoledì 1 dicembre 2004

Crepuscolo autunnale

Il vento parla, racconta storie che vengono da lontano, dalla cima dei monti .

La luce incerta della lanterna trema per un attimo, poi riprende più forte.

La pipa è quasi spenta, il libro appoggiato sulle ginocchia è fermo
da tempo alla stessa pagina, gli occhi stanchi dietro gli occhiali calati scorrono lentamente le parole: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti".

mercoledì 27 ottobre 2004

Pioggia e vento

In questa notte di pioggia e vento, me ne sto qui a scrivere. In barba alla dieta, mangio pane e cioccolata. La tristezza è quasi passata: oh, la cioccolata fa miracoli !

Sembra che il vento porti la pioggia dove lui vuole e dove lei non avrebbe mai sognato di andare. La pioggia sembra che lavi via la polvere dal cielo. Lampi, tuoni, blackout. Il suono lontano di qualche antifurto un po' paranoico, noioso, inutile.

Faccio tardi a far niente, domani avrò sonno: ma domani non è un altro giorno, il giorno è già oggi.

Pioggia, vento ..

sabato 23 ottobre 2004

Tutto cambia, niente cambia

Anche la Terra gira su sé stessa, e quasi non ce ne accorgiamo .. e gira intorno al Sole e quasi non ce ne accorgiamo .. però che belli il giorno e la notte, però che belle le stagioni tutte ! Ritornare, ritrovarsi allo stesso punto un anno più vecchi .. o forse solo un giorno. Ma sarà poi lo stesso punto ? Saremo noi persi nell'Universo o sarà l'Universo dentro ciascuno di noi che ci sta cercando ? Urge trovarsi, o perdersi tra il vivere e il morire.

venerdì 22 ottobre 2004

Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che partono gia' domani
E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
O qualche altra primavera da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un caffe' come si deve
Questo inverno passera' ..


lunedì 18 ottobre 2004

Una vita fà

Quelle stradine liguri, quelle curve spericolate, fra nuvole e solitudine, con la voglia di rivivere e di essere vissuto .. Quegli autunni tristi, che puoi quasi sedertici sopra, alla tristezza. Fuggire lontano, incantarsi a guardare il mare. Sentire la pioggia sul naso, sui capelli, sugli occhi e sulle spalle. E non sentirla più.

Ogni tanto ritorna, la memoria di quei giorni. E piove, anche se fuori ancora non piove.



venerdì 15 ottobre 2004

Nuvoloni

Ma basta 'na jurnata 'e sole
e quaccheduno ca te vene a
piglia'
ma basta 'na jurnata e sole

pe' pote' parla'.

Fin da piccolo mi incantavo ad osservare i nuvoloni. Neri e densi, oppure bianchi, altissimi, imponenti. Rotolano e rivoltano stati d'animo e sentimenti. A loro modo, rinnovano. A volte fanno paura, ma la paura, come gli altri sentimenti, va frequentata, per esorcizzarla. Tuoni, come ricordo la voce di mio padre. Lampi che illuminano il pensiero e la fantasia. Nuvoloni. Affollati, esagitati, sovrapposti, disordinati. Pensandoci bene, che sono ? Solo tante piccole gocce d'acqua, tenute assieme da un etereo nulla cangiante. Fantasmi materiali che danno illusioni reali. Nuvoloni autunnali.